Si è conclusa la conferenza di preparazione della COP30
A Bonn la SB62 chiude senza decisioni tra difformità di valutazioni e contrasti tra paesi
Bonn, 27 giugno 2025 - Si è conclusa ieri sera la sessione negoziale in preparazione della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la COP30, che è programmata a Belem, in Brasile, dal 10 al 21 novembre del 2025.
Alla riunione di quest’anno dei negoziati intermedi sul clima, tecnicamente denominata SB62, hanno partecipato i paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.
I due organi che periodicamente accompagnano e preparano le COP sono SBI il Subsidiary Body for Implementation, SBI, e il Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice, SBSTA.
Come ormai ci hanno abituato le adunanze sul problema del clima, i risultati sono stati modesti, senza nessun progresso che possa scaldare i cuori degli attivisti.
Il panorama geopolitico, già variegato, si è ulteriormente complicato con le posizioni assunte dall’amministrazione Trump. Tanto per chiarire quale sarà l’atmosfera dei futuri lavori la delegazione statunitense non si è nemmeno fatta vedere a Bonn.
Parecchie questioni sono state affrontate ma senza la finale approvazione da parte di tutti i partecipanti. Ai delegati della COP30 in Brasile sono state consegnate raccomandazioni e note informali.
Sull’obiettivo generale GGA, Global Goal on Adaptation, è confermata una forte divergenza tra i partecipanti sia sul processo di valutazione globale sia riguardo ai temi della finanza e degli indicatori.
Non è stato possibile nemmeno accordarsi sulla valutazione collettiva dei NAP, i Piani nazionali di adattamento. Per non bloccare i lavori in vista della COP30 è stato approvato un testo parziale.
Un tavolo specifico è stato dedicato all’esame del Global Stocktake e degli NDC, i Contributi determinati a livello nazionale, che rimangono gli strumenti chiave dell’Accordo di Parigi per affrontare il cambiamento climatico. Il GST è una valutazione globale del progresso verso gli obiettivi dell’Accordo, gli NDC sono gli impegni climatici specifici di ciascun paese. Diverse delegazioni hanno presentato bozze avanzate dei propri NDC aggiornati, dai quali emerge una forte spinta a renderli più ambiziosi, concreti e inclusivi, integrando aspetti come giusta transizione, equità, salute, genere e conoscenze indigene.
I lavori di Bonn non hanno dato risultati concreti nemmeno sul tema della Giusta transizione. Il documento finale è stato una nota informale con rifchiami agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ai principi di equità e di responsabilità comuni ma differenziate, a progetti che non lascino nessuno indietro, rispettando i diritti umani e garantendo la partecipazione nel processo di tutti gli stakeholder.
Risultati striminziti anche sullo Sharm el-Sheikh Mitigation Ambition and Implementation Work Programme: le trattative sono state avversate dai paesi sviluppati e dai piccoli stati insulari, che hanno ritenuto di limitare a messaggi politici le iniziative a sostegno dell’ambizione globale nella mitigazione.
Per quanto riguarda le politiche di genere e i diritti umani, il testo base sulle cinque aree prioritarie del Gender Action proponeva circa trenta attività e relativi output, con il riconoscimento del ruolo delle donne attiviste per l’ambiente e i diritti umani. L’argomento non è stato affrontato e, così com’era in bozza, è atterrato sul tavolo della COP30.
Durante la SB62 si è parlato di come perseguire l’obiettivo di 1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 verso i paesi in via di sviluppo. Nel contesto della roadmap Baku to Belém si è concordato di preparare un report dalle presidenze di COP29 e COP30. Il testo è ancora in bozza e ci si augura che possa essere approvato in via definitiva a Belém.
Franco Tallarita
Photo: UN Climate Change - Lara Murillo / Photo: UN Climate Change - Peter Kronish
